Alimentazione e tumore al seno

Alimentazione e tumore al seno

Quali sono i fattori che aumentano il rischio di tumore al seno?

Il rischio di tumore al seno è fortemente associato alla dieta e allo stile di vita occidentale.

Nelle persone obese e con uno stile di vita poco attivo si riscontra di frequente una serie di alterazioni metaboliche come resistenza insulinica, alti livelli plasmatici di ormoni sessuali e di fattori di crescita, che determinano un aumento del rischio di tumore al seno.

In questi ultimi anni risulta evidente che queste alterazioni metaboliche possono essere migliorate positivamente, adottando un regime dietetico quanto più possibile vicino alla tradizione mediterranea, sia nelle donne sane sia in quelle già colpite dalla malattia.

Come ridurre il rischio?

Tra i molti fattori correlati al rischio e alle recidive troviamo l’obesità, soprattutto quella addominale, e il sovrappeso che aumentano il rischio di tumore alla mammella e la ricomparsa in pazienti già colpiti.

Per questo motivo, una corretta alimentazione che tenga sotto controllo il peso e avvicini la massa corporea (calcola qui il tuo BMI) quanto più possibile alla normalità, è importante per ridurre il rischio e aumentare le possibilità di sopravvivenza al tumore al seno.

Quali alimenti ridurre per prevenire il tumore al seno?

Mangiare in modo corretto è essenziale.

Un’alimentazione ipercalorica, ricca di grassi, proteine animali e di zuccheri raffinati porta a un aumento del rischio di tumore al seno e delle recidive nelle pazienti affette da questa patologia.

E’ evidente un’associazione tra il consumo di grassi e la mortalità per cancro della mammella; di fatto, riducendo semplicemente i grassi totali nella dieta, si assiste a un sensibile calo del rischio.

Persino gli ormoni circolanti nel corpo sono responsabili dell’aumentato rischio di cancro mammario.

Dopo la menopausa il pericolo aumenta esponenzialmente anche in relazione al testosterone prodotto e presente nel corpo.

Anche in questo caso il responsabile è l’obesità e in modo specifico quell’addominale, che favorisce dopo la menopausa, la formazione di estrogeni da testosterone.

I livelli di ormoni sessuali sono profondamente influenzati dalla dieta: i picchi di glicemia comportano un aumento della produzione insulinica che a sua volta agisce da stimolante ovarico della produzione di testosterone.

Un altro responsabile dell’aumento della concentrazione ormonale sarebbe l’eccessivo consumo di alcool. Uno studio ha rilevato un sensibile aumento del rischio di tumore al seno con solo 10 g di alcol al giorno che corrispondono a un bicchiere di birra o vino.

Tra i fattori associati a un maggior rischio di tumore al seno e alla sua ricomparsa, ci sono anche gli elevati livelli d’insulina e di glicemia che si accompagnano a un aumento dei livelli ematici dei “fattori di crescita”, che favoriscono la proliferazione cellulare.

Anche qui seguire una la dieta equilibrata è fondamentale.

Un’alimentazione poco attenta e una vita molto sedentaria portano all’aumento di IGF-1, un noto fattore di crescita, e di estrogeni liberi che sono direttamente correlati alla proliferazione cellulare.

Per questo è opportuno evitare di consumare quantità esagerate di quei cibi che promuovono questa proliferazione come formaggi, grassi saturi, carni, latte, zuccheri e farine raffinate ad alto indice glicemico.

Tra i fattori protettivi del tumore al seno possiamo annoverare l’allattamento.

Molteplici studi hanno mostrato come l’allattamento al seno, prolungato per almeno un anno e mezzo, può aiutare a ridurre il rischio di malattia.

Alla luce di tutte queste conoscenze la prevenzione deve diventare una parte attiva nella vita di ogni donna per prevenire l’insorgenza del tumore al seno ed evitare che si manifesti nuovamente.

Quali alimenti mangiare per ridurre il rischio di tumore al seno?

La strategia nutrizionale da adottare per diminuire il rischio della malattia, si fonda su una serie d’indicazioni che valgono anche nel caso di malattia già in corso.

Per prima cosa non si dovrebbe eccedere con le calorie introdotte, si dovrebbe perdere peso se obesi o in forte sovrappeso, senza dimenticare di mantenersi fisicamente attivi praticando quotidianamente attività fisica.

Bisogna ridurre il consumo di cibi ad alto indice glicemico e insulinemico, come i prodotti alimentare fatti con le farine di tipo 00 e lo zucchero bianco.

Cercare di prediligere sempre il consumo di cereali integrali, perché modulano il rialzo glicemico post-prandiale.

Ridurre il consumo di grassi in generale, in particolare quelli saturi di origine animale, che si riscontrano tra l’altro in carne bovina, suina e formaggi.

Prediligere il consumo di grassi di origine vegetale come quelli presenti negli oli, nei semi e nella frutta secca (noci) perché oltre a essere ricchi di acidi grassi insaturi, apportano fibre, antiossidanti, fitoestrogeni e polifenoli.

Limitare il consumo di carne lavorata o in scatola a non più di una volta alla settimana. Prodotti come insaccati, wurstel o in scatola in genere sono ricchi di sale, di conservanti come nitrati e nitriti e,  soprattutto, di grassi saturi che inducono il metabolismo cellulare a produrre mutazioni.

Preferire, quando possibile, il consumo di pesce azzurro o di tonno rosso ricchi di ω-3

Ridurre il consumo di proteine di origine animale e di alimenti legati direttamente alle concentrazioni ematiche di IGF-1 come il latte di vacca, che può essere efficacemente sostituito con quello di soia, riso o mandorla.

Scegliere verdura e frutta, che sono ricche di sostanze antiossidanti, seguendo la stagionalità e aumentandone il consumo giornaliero.

E infine limitare il consumo di bevande alcoliche.

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