Il vino ai tempi degli antichi romani

Il vino ai tempi degli antichi romani

Come’era il vino al tempo dei Romani?

Il vino che oggi beviamo sulle nostre tavole è profondamente diverso, nel gusto e nella sostanza, da quello che era a disposizione al tempo dell’Impero Romano.

La produzione del vino, che fino ad allora era limitata, durante l’Impero si sviluppò e aumentò enormemente fino a che il vino non divenne la bevanda più consumata dopo l’acqua.

Commercialmente i Romani diffusero ben presto il consumo di vino a tutti popoli conquistati e assoggettati obbligandoli, inizialmente, a importarlo da Roma.

Il vino prodotto ai tempi dei Romani era molto differente da quello che consumiamo oggi per via delle rudimentali tecniche enologiche e, soprattutto, per via dei problemi derivanti dalla conservazione e dalla fermentazione non controllata.

Quali erano le differenze?

Le differenze erano abissali a iniziare dal mosto che, per evitare una rapidamente alterazione, era molto concentrato e ricco di zuccheri; si ricorreva alla bollitura per ottenere un liquido abbastanza denso, dolce e ad alta gradazione alcolica.

Questa sostanza sciropposa poi veniva diluita con l’acqua e aromatizzata, il più delle volte, con il miele o anche con la mirra.

Solitamente venivano aggiunte anche delle spezie come la cannella, lo zafferano o il cedro ma era pratica comune utilizzare anche erbe aromatiche come il timo oppure resine ovvero tutto quello che poteva rendere il sapore più gradevole.

Come veniva servito il vino?

Nelle occasioni conviviali e nei grandi banchetti il vino, preferibilmente stravecchio, veniva versato in una grande anfora alla quale poi attingevano tutti i commensali.

In queste occasioni veniva sorteggiata ai dadi una persona chiamata “magister o arbiter bibendi” (letteralmente arbitro del bere), che aveva il compito di non far ubriacare gli ospiti e di stabilire, di volta in volta, le esatte parti di acqua calda, o fredda o anche di neve, che si potevano mescolare al vino.

Questo tipo di vino, però, andava incontro a un rapido deterioramento e pertanto, il più delle volte, veniva bevuto appena prodotto ma non era insolito neanche che, per favorirne la conservazione o per impedirne il consumo successivo, venisse aggiunta un po’ di acqua di mare.

A quel tempo agli uomini Romani era proibito bere vino prima dei trent’anni mentre alle donne, almeno inizialmente, non era permesso bere fino al matrimonio; anche una volta sposate, tuttavia, potevano bere solo in presenza degli uomini di casa.

Per questo motivo esisteva una sorta di “diritto al bacio” riservato ai parenti della donna che potevano baciarla con controllare l’alito.

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