Rischi dell’obesità in gravidanza

Rischi dell’obesità in gravidanza

Le donne obese in gravidanza corrono più rischi?

L’obesità in gravidanza è una condizione di rischio importante sia per la madre sia per il feto.

Gli studi sulla popolazione, e la pratica clinica, mostrato chiaramente l’esistenza di un’associazione tra il peso materno pre-gravidico e le condizioni di salute del bambino alla nascita.

Le continue modificazioni fisiologiche della gravidanza condizionano anche l’impiego e il metabolismo dei vari nutrienti e, per questo, un’alimentazione mirata a minimizzare l’aumento di peso in gravidanza è di fondamentale aiuto per ridurre i possibili rischi generali della gestazione.

Quali sono le modificazioni fisiologiche in gravidanza?                                        

I cambiamenti ormonali tipici della maternità influenzano e modificano sensibilmente il metabolismo dei nutrienti, in particolare quello degli zuccheri.

Durante le prime fasi della gravidanza la sensibilità all’insulina è normale così come la tolleranza al glucosio, ma con l’avanzare della gravidanza si verifica un graduale aumento nella produzione d’insulina e si assiste a un progressivo aumento dell’insulino-resistenza.

Nello stesso tempo la condizione metabolica della gestante, pesantemente influenzata dagli estrogeni e dal cortisolo, favorisce la formazione di grasso (detta lipogenesi) e il successivo accumulo sotto forma di deposito (adipe).

L’obesità e la mancanza di esercizio fisico possono aggravare la ridotta sensibilità all’insulina, portare al diabete mellito gestazionale e favorire l’eclampsia, una grave patologia della gravidanza potenzialmente letale, caratterizzata da uno stato confusionale e da convulsioni.

Quali sono i rischi dell’obesità in gravidanza?

La condizione di obesità implica dei rischi già prima del concepimento.

Patologie come la sindrome dell’ovaio policistico (PCOS) o l’aborto spontaneo hanno maggiore probabilità di verificarsi nelle donne con un indice di massa corporea (IMC o BMI in inglese) superiore a 30.

Con la gravidanza possono comparire diabete mellito gestazionale, ipertensione arteriosa e gestosi (pre-eclampsia) e si ha una maggiore probabilità di parto cesareo.

La presenza di diabete mellito gestazionale aumenta, a sua volta, il rischio di nascita del feto con una grandezza anomala (macrosomia fetale) e lo sviluppo di diabete nella madre più tardi nel corso della vita.

Statisticamente il 70% delle donne obese con diabete gestazionale sviluppa il diabete di tipo 2 entro una decina di anni dal parto.

In caso di obesità materna sono più frequentemente riscontrate complicazioni fetali ed è anche 3 volte maggiore la percentuale di neonati che necessitano di cure intensive dopo il parto.

Inoltre, i bambini nati da donne obese tendono più rapidamente ad aumentare di peso dopo la nascita e nella prima infanzia.

Per questo controllare il peso e seguire un sano stile di vita alimentare prima e durante la gravidanza riduce il rischio ostetrico e migliora notevolmente lo stato metabolico della gestante.

Come ridurre il rischio in gravidanza?

A tutt’oggi è auspicabile che le donne obese perdano peso e raggiungano un corretto Indice di Massa Corporea (o BMI) prima del concepimento.

Quanto questo non è possibile, la donna gravida obesa dovrebbe seguire un regime dietetico ipocalorico e personalizzato che sia in grado di assicurare un adeguato stato di nutrizione e di contenere l’aumento del peso corporeo.

In alcuni casi, come nelle donne con un’altissima percentuale di massa grassa, è consigliabile la riduzione del peso già dalle prime settimane successive al concepimento.

La riduzione e/o il contenimento del peso corporeo della gestante ha un effetto positivo sulle complicanze, sulla buona riuscita del parto riducendo il rischio di parti prematuri e cesari, e sul peso del neonato.

Limitare all’interno di un range di normalità il peso del lattante rappresenta una buona prevenzione dell’obesità infantile poiché spesso il problema affonda le sue radici in un eccessivo peso alla nascita.

La dieta prescritta deve essere necessariamente personalizzata, con quote di carboidrati che evitino la chetosi nella donna incinta obesa, e integrata con l’assunzione di supplementi di calcio, folati, ferro e, nel caso, con multivitaminici.

Nelle donne obese in gravidanza seguire con regime dietetico ipocalorico equilibrato e personalizzato, svolgendo nel contempo un’attività fisica compatibile con le condizioni cliniche, può limitare i problemi metabolici e favorire il miglioramento di molti parametri ematochimici.

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